Bunga bunga, una parola di origini misteriose, per definire qualcosa di altrettanto poco chiaro: festini? prostituzione minorile?oppure innocue cene?
Bunga bunga: due parole, anzi una sola parola ripetuta due volte. Bunga bunga, quattro sillabe che hanno trovato dimora sulle labbra di tutti in questo inizio 2011. Ma cos’è il Bunga bunga? Non si sa. Ha a che fare con odalische marocchine proclamate nipotine di Mubarak, un Presidenti operaio, un’igienista dentale promossa dalla poltrona del dentista a quella del Consiglio regionale, politici, giornalisti, Vip, sedicenti star e starlette, poliziotti, magistrati e intercettazioni. E le risate – tante – che si fanno all’estero quando si parla di Bunga bunga. Ma torniamo al punto: che cos’è il Bunga bunga? Non ci è dato sapere cosa accadesse realmente in quel di Arcore, e può darsi che la casa del Presidente del Consiglio sia veramente un luogo scevro da ogni macchia, in cui si consumavano innocue cene tra amici e si accoglieva generosamente al proprio desco chiunque si ritrovasse alla porta della villa in quel momento. Ma allora, donde viene il termine Bunga bunga? Sullo Zingarelli ancora nessuna traccia, i dizionari di latino e greco non ci sono di aiuto e qui da noi i dizionari bantu scarseggiano. Che fare dunque, se non avanzare ipotesi? I più si sbizzarriscono, e parlano di barzellette del Presidente su Rosy Bindi in Africa, di spedizioni inglesi della fine dell’Ottocento, oppure delle lezioni di Gheddafi (e dall’ultima sua visita, sappiamo che il leader libico è esperto di certe cose…). Una cosa però è certa: il Bunga bunga infiamma animi e penne. Fiumi di inchiostro sono stati versati in nome del Bunga bunga, migliaia di pagine sono state stampate e vendute, e le linee sono risuonate di telefonate minacciose ai talk show. E c’è da credere che la storia del Bunga bunga andrà avanti ancora per un po’. Alla faccia delle crisi internazionali.