Alla ricerca della storia del proprio cognome

Alla ricerca della storia del proprio cognome

Il dizionario storico ed etimologico della Utet che raccoglie e spiega i cognomi italiani, suddiviso in due volumi per un totale di ben 1822 pagine, è stato scritto di docenti universitari Enzo Caffarelli e Carla Marcato (che si erano già dedicati ai nomi italiani).

Le loro ricerche sono state difficoltose e complesse anche per l’assenza di documenti. Il Dizionario tratta circa 60.000 cognomi: in realtà, in Italia di cognomi ce ne sono addirittura 330.000, ma il testo tratta solo di quelli portati da almeno 200 persone. Di questi, solo 86 appaiono su tutto il territorio nazionale (il più frequente è Rossi portato dallo 0.39% della popolazione, seguito da Ferrari, Ricci, Conti, Cosa, Gallo, Mancini, Marino e Bruno), mentre 123 sono diffusi o solo al Nord o solo al Centro o solo al Sud Italia (ad esempio il 5° e il 6° cognome più diffuso, Esposito e Colombo, riguardano rispettivamente solo la Regione Campania e la sola parte nord-occidentale della Lombardia).

La causa di tanta abbondanza nei cognomi va ricercata nella frantumazione sociale e culturale italiana e nella tardiva unificazione linguistica. Basta anche pensare alle possibili varianti di un solo cognome come Ferrari, esistono anche Ferraro, Ferrero, Ferrario, Ferraris, Ferrai, Ferreri, Ferreli, Ferrè, Ferè, Farè, De Ferrari, Ferrara, Ferrarin, Ferrarotti, ecc.. ed a questi vanno aggiunti anche quelli di pari origine semantica (nel caso specifico Fabbri).

Il cognome, quasi sempre, è una parola che segna la derivazione da una famiglia ed in cui è possibile recuperare la memoria storica di un evento quale può essere un mestiere antico svolto da un avo, una provenienza geografica, una caratteristica fisica o comportamentale poi trasformatasi in soprannome, ecc… Ad esempio Bergamino potrebbe avere una diretta derivazione etnica (legata alla città di Bergamo), ma potrebbe avere anche un’origine professionale (bergamino era, infatti, l’addetto all’allevamento delle vacche da latte).

Il termine cognome fu adoperato dal Boccaccio e deriva da una modifica della formula onomastica romana a tre membri (ad esempio, Caio Giulio Cesare) che poi andò in crisi con la diffusione del cristianesimo che favorì l’adozione di un nome unico. Un secondo nome comincerà a diffondersi in Italia intorno al XII° secolo, in seguito al periodo del Rinascimento e del Concilio di Trento, il quale stabilì il mantenimento di registri battesimali (fino ad allora discontinuo e raro) probabilmente per impedire i matrimoni tra consanguinei.