Il “Contratto con gli italiani” di Silvio Berlusconi non è un contratto. E proprio per questo non ha valore contrattuale. È grazie a questa motivazione che l’attuale presidente del consiglio ha potuto vincere la causa intentata ai suoi danni da un cittadino milanese che lo ha citato presso il tribunale di Milano in merito alle famose dichiarazioni rilasciate a Porta a Porta durante la campagna elettorale del 2001.
In quell’occasione il premier si era impegnato a evitare di ricandidarsi alle elezioni successive se non fossero stati rispettati gli impegni presi con gli italiani in quella sede. Gli impegni non sono stati rispettati. E allora ecco la malaugurata reazione legale del cittadino milanese, che chiede un rimborso simbolico – ma poi mica tanto – di 5 mila euro.
Risultato? Il Tribunale di Milano ha dato ragione a Berlusconi, riconoscendo l’inesistenza di qualsiasi valore contrattuale al famoso “Contratto con gli italiani”.
Come dire: “non avrete mica creduto che una promessa elettorale sia davvero una promessa?!”.
€Ma il peggio deve ancora venire: avendo perso la causa, il cittadino, già perplesso per il sofisma giudiziario che gli si era abbattuto contro, si è visto accollare dal giudice le spese legali del premier, oltre ad un risarcimento danni di 500 euro. Totale: 8 mila euro che devono passare dalle tasche del malcapitato in quelle di Berlusconi. E se già per lui l’inadempienza ai propri impegni del presidente del consiglio è stato un danno, il dover versare migliaia di euro nelle casse di uno degli uomini più ricchi d’Italia sa proprio – fin troppo – di beffa.