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Insulti alle forze dell'ordine, la Cassazione vieta lo stadio

Rivolgere frasi ingiuriose è considerato tifo violento: Daspo e doppio obbligo di firma per un tifoso del Parma

Accusare pubblicamente le forze dell'ordine dell'omicidio di Filippo Raciti e contestarle duramente anche in altri modi può costare molto caro ai tifosi: la Cassazione infatti, giudicando anche queste manifestazioni come "tifo violento", ha impedito ad un tifoso del Parma di accedere allo stadio per due anni, obbligando l'uomo a presentarsi in Questura per due volte durante l'orario di svolgimento delle partite dei gialloblu, al ventesimo e al settantesimo minuto.

L'ultras, il 9 marzo 2008, in occasione della partita Parma-Sampdoria, aveva sfondato un cancello dello stadio ed era stato fermato dalle forze dell'ordine: fuori dal Tardini, il tifoso ha iniziato a gridare insulti e a fare riferimenti alla morte dell'ispettore Raciti: ingiurie e parole pesanti che non solo gli sono valse il Daspo, ma anche il doppio obbligo di firma deciso dalla Cassazione.

Con questa condanna la Suprema Corte ha voluto dare un segnale importante a tutti i supporter nell'ottica di debellare il tifo violento: nella sentenza è possibile leggere che "le frasi oltraggiose proferite all'indirizzo delle forze di polizia e il riferimento fatto all'ispettore Raciti si inseriscono in questo contesto di protesta violenta e quindi si colorano anch'esse come episodio di violenza ", spiegando inoltre che il provvedimento non deve essere considerato eccessivo in quanto l'ultras ha a suo modo danneggiato (il cancello) e incitato alla violenza.

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