Non fosse stato per quel paio di gradi sotto lo zero che rendeva inospitale la serata capitolina, quello di ieri tra Roma e Milan più che il big match della penultima giornata del girone di andata di campionato aveva l’aria distratta e un po’ trasognata di un’amichevole di fine agosto.
Sarà stato quell’abbraccio che Spalletti e Carlo Ancelotti si sono scambiati prima della partita tipo ehi-guardateci-tra-noi-tutto-bene; saranno stati i ritmi di gioco talmente bassi che se ci mettevi sotto la versione hawaiiana di Somewhere over the rainbow non ci sarebbe stata affatto male; sarà stata l’improbabile formazione che il tecnico rossonero ha mandato in campo per la gioia dei media di tutto il mondo, tra il misto di orgoglio e inquietudine suscitata nei tifosi milanisti, tra la paura velata di speranza di quelli giallorossi e tra l’incredulità degli addetti ai lavori, che non potevano fare a meno di chiedersi chi diavolo avesse il compito di fungere da interditore, tra Pirlo, Seedorf e Beckham, nel centrocampo del Milan; fatto sta che ne è venuta fuori una gara strana, sicuramente lenta, non certo giocata all’arrembaggio da parte delle due compagini, ma spesso godibile e ricca di colpi di classe.
Alla fine ha vinto l’equilibrio: quello tecnico e tattico tra le due squadre, entrambe formazioni ricche di campioni, entrambe costrette a rinunciare a qualche pedina importante (anche se forse l’assenza più gravosa era quella di Totti per la Roma); quello mentale e fisico di Beckham, che si è saputo gestire al meglio, evitando di strafare, limitandosi all’ordinaria amministrazione senza incidere più di tanto un avanti, ma non lasciando mai sguarnito il centrocampo nonostante il ritardo di condizione.
E soprattutto quello dovuto al fatto che gli unici due in campo che fossero informati del valore agonistico della partita stavano uno da una parte e l’altro dall’altra della barricata: così Roma-Milan si riassume in Pato-Vucinic, spettacolare per la qualità delle giocate che hanno portato entrambi i calciatori alla doppietta personale, reti ad elevato coefficiente di difficoltà che testimoniano l’indubbia capacità dei giocatori in campo ieri di regalare gesti tecnici strepitosi, non appena decidano di fare sul serio.
Peccato che gli altri venti presenti sul terreno di gioco nella serata romana non abbiano deciso lo stesso. Sarà per la prossima. Magari ad agosto.